Week end per nani.

Trovandomi a fare il resoconto del nostro week end, mi sono resa conto, che, involontariamente, è stato completamente organizzato a misura di bambino. Ormai è un meccanismo automatico, quando dobbiamo scegliere come investire il nostro tempo insieme, cerchiamo sempre dei posti in cui sappiamo che la nana può divertirsi e sfogarsi, così da poter sperare di portarla a casa sfinita e che si addormenti in fretta. In realtà siamo diventati talmente esperti nella selezione che abbiamo trovato un sacco di soluzioni in grado di soddisfare sia noi che lei, senza dover incorrere in troppe rinunce.

Venerdì sera siamo andati a cena in un ristorante “family friendly”, di quelli dai quali mi tenevo a distanza di sicurezza fino a un paio d’anni fa: avete presente quei luoghi immensi e pieni di marmocchi urlanti? Ecco!

Il ristorante è dotato di un’area giochi, di cui si occupano due ragazze. I bambini più grandi vengono catapultati dentro all’arrivo, tirati fuori per mangiare un paio di fette di pizza e rilanciati all’interno finché non è ora di andare a casa. Purtroppo la mia bimba è ancora troppo piccola e troppo poco indipendente per poter godere del vantaggio di parcheggiarla a giocare e recuperarla a cena finita, quindi siamo stati con lei all’interno dell’area finché non è arrivata la pizza. Ma almeno abbiamo evitato il tanto temuto momento dell’attesa, durante il quale Mia si annoia e stizzisce dopo pochi secondi dall’ordinazione e noi dobbiamo inventarcene di ogni per impedirle di distruggere il locale e i nostri timpani. Siamo tornati a tavola quando le pizze erano già lì ad aspettarci. Per la nana abbiamo ordinato la “pizza coniglio”, una margherita che costa il doppio di quella classica per il solo fatto di avere due orecchie di pasta di pizza e due olive al posto degli occhi. L’ha mangiata quasi tutta, le abbiamo sottratto l’ultima fetta perchè sapevamo che avrebbe voluto il gelato. Ovviamente in un posto del genere non si sceglie tra i vari gusti a disposizione, ma tra le varie forme del contenitore, in sostanza puoi mangiarlo solo alla fragola, ma puoi decidere se trovarlo dentro a un ippopotamo, un pinguino, un gufo o altri animaletti.

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Sabato pomeriggio siamo andate al parco a conoscere i figli di due mie amiche d’adolescenza, con le quali non mi frequentavo da una decina d’anni o forse più. La nana dopo aver fatto il giro delle varie giostrine si è seduta a mangiare finché tutte le scorte a disposizione non sono terminate. Nel frattempo osservava gli altri due bimbi correre e divertirsi con aria dubbiosa e incredula. Credo non concepisse il fatto che ci fosse del cibo a disposizione e loro non se ne curassero.

Verso le 18 siamo rientrate e siamo riuscite a far capire a papino che non avevamo nessuna intenzione di assecondare la sua volontà di andare all’expo, abbiamo quindi ripiegato su un giretto al centro commerciale e una cena da McDonald’s. Anche la scelta del centro commerciale non è casuale, andiamo sempre nello stesso perchè, oltre ad avere la zona “nursery”, che è spesso presente, ha la “pappatoia”, uno spazio in cui si trovano scalda biberon, un forno a microonde*, bavaglie usa e getta e altre comodità che solo chi ha un figlio piccolo può realmente apprezzare. Ho scaldato la sua cena e ho avuto la pessima idea di portarla a consumarla seduta ai tavolini del Mc, ha mangiato tutto il tempo guardando i signori di fianco con la bava alla bocca, tanto che a un certo punto la signora mi ha chiesto se poteva offrirle una patatina. (Sto cercando di farle mangiare una pappina disgustosa, con la consistenza simile al vomito e l’odore di scarti di pescheria e tu le offri una patatina?). Da quel momento in poi non ha più voluto saperne di mangiare la poltiglia che le avevo preparato. Quando Loris è arrivato con i nostri vassoi Mia l’ha guardato con la  stessa faccia che aveva Paolo Brosio quando pensava di essere al telefono con Papa Francesco, ha mangiato qualche patatina e pianto disperata quando sono finite. Classico.

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La domenica, invece, l’abbiamo trascorsa con la mia famiglia in un agriturismo, scelto da mio padre perchè pieno di animali, giostre e attrazioni per i bambini. Siamo arrivati in ritardo, come avviene sempre quando la mia famiglia si riunisce, quindi appena giunti a destinazione siamo entrati per prendere posto. Mia aveva mangiato a casa, ma non si è fatta problemi a pranzare nuovamente. Tra un piatto e l’altro abbiamo fatto dei piccoli giretti fuori. Ovviamente la nana aveva paura di qualsiasi animale fosse nell’arco di due chilometri da lei. Che soddisfazione, un po’ come quando l’abbiamo portata sui tappeti elastici e dopo quattro secondi stava strillando come se la stessero scuoiando viva. E’ sempre molto gratificante vederla reagire così quando organizzi l’intera giornata con il solo scopo di farle vivere una nuova esperienza e farla divertire.

Non volendo demordere del tutto, abbiamo pensato che non potesse avere paura anche dei pony, sono così piccoli e coccolosi che non si può avere paura di loro, ci siamo messi in fila per poterne cavalcare uno e, arrivato il nostro turno, abbiamo amaramente scoperto che anche i teneri pony le fanno paura. In realtà le piacciono, li saluta, sorride quando li vede, ma non vuole che le si avvicinino. Per fortuna fuori c’erano un sacco di altri giochini divertenti con cui intrattenerla, anche se quelli ci sono anche al parco sotto casa, la vera attrazione sarebbero dovuti essere gli animali.

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Dopo un week end intenso, come farsi mancare un’ultima tappa al pronto soccorso?

La nana é inciampata su se stessa e si è spaccata il labbro, ha perso molto sangue e non voleva farsi toccare, quindi non siamo riusciti a controllare cosa fosse successo nella sua bocca finché non siamo arrivati in ospedale. Per fortuna niente di grave, si è lacerata il frenulo. Oggi sembrava la Lecciso dopo le sue iniezioni homemade di botulino finite male.

Se due anni fa mi avessero detto che i miei week end si sarebbero trasformati così drasticamente non ci avrei creduto. Io ero quella che sosteneva che, un volta diventata madre, non avrebbe comunque rinunciato a uscite serali, concerti, nottate a ballare e tutte quelle cose da giovini che tanto mi mancano ma che mai preferirei a un intero week end dedicato a mia figlia.

Quando la domenica sera ripensiamo ai giorni trascorsi insieme, io e Loris ci ritroviamo a ricostruire le sue reazioni, a raccontarci dei progressi che abbiamo riscontrato, a ridere delle sue cadute o dei suoi comportamenti buffi. Vado a letto felice, consapevole di avere investito il nostro tempo nel migliore dei modi.

Poi mi sveglio ed è lunedì.

*Si, scaldo con il microonde. Si, mia figlia è ancora viva. No, non le è ancora spuntato il terzo braccio. Se subirà mutazioni genetiche nei prossimi 90 anni sarò pronta a parlarvene qui sul blog.

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4 thoughts on “Week end per nani.

  1. Fantastica! Anch’io scaldo al microonde, perché? Ti hanno trovato da ridire anche su questo??? Comunque hai ragione, con un bimbo piccolo, quando ci si trova ad organizzare qualcosa, bisogna essere sempre preparati. Togliamo l’ordinario ovvero “non uscire mai di casa senza cibo in borsa”, io mi ritrovo spesso a pensare a che ora farle fare il riposino, per averla “gestibile” se devo andare a fare una commissione. L’è dura, l’è dura!!!

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    • Certo, il microonde è il demonio!!! Anche noi organizziamo tutto al minuto, per non uscire mai quando sappiamo che è assonnata e non rientrare troppo tardi rispetto al suo orario “ninna”!

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  2. So bene cosa significhi organizzare un weekend(che poi diventa tutta la vita e non solo un we) che sia a portata di bambino. Però è vero quello che dici tu,le rinunce sono tante,cosi come i sacrifici,ma quando ripensi ai tuoi bimbi e a tutto ciò che fanno e a quanto sia semplice a volte accontentarli, ti senti immensamente felice e ripagata. P.s.anche noi in settimana puntatina al.pronto soccorso per labbro spaccato con un lembo di pelle staccato….però potrebbe essere interessante. Invece di iniettarti botulino ogni tanto ti schianti a faccia avanti…fallirebbero i chirurghi plastici! Un saluto.

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