Perché vi chiamano “MARKETTARE”.

Immaginatevi di svegliarvi domani mattina e di smettere , tutti in massa, di seguire le sedicenti “blogger professioniste”.

Quante di loro posterebbero lo stesso? Quante di loro investirebbero il loro tempo nello scrivere il blog, senza avere un ritorno, sia esso economico, di “fama” o di qualsiasi altro tipo?

Ve la do io la risposta, e non perché abbia la verità in pugno, ma perché questa è sotto gli occhi di tutti: POCHE, MOLTO POCHE.

Ed è questo che le rende soggette alle critiche, non tanto il ricevere prodotti in omaggio e recensirli, in questo non ci vedo nulla di male, se non che, a mio avviso, il livello di interesse del pubblico lettore, inevitabilmente, cala a picco.

Chi può aver piacere a leggere un testo che elogia le caratteristiche di una bottiglietta d’acqua? Suvvia, parliamoci chiaro.

Le critiche si diffondono quando dall’altra parte si percepisce il reale fine ultimo. E il loro è, nella maggior parte dei casi, eclatante.

Sebbene molte pensino di avere a che fare con un ammasso di cerebrolesi, senza capacità di discernere, non è così.

Chi legge, percepisce cosa ci sia dietro e, questo le stupirà, ma ha il sacrosanto diritto di non gradire la loro sfacciataggine, quella con cui pretendono di convincerti che sia giusto così, che sia corretto cacare il cazzo per mesi, accanendosi contro l’olio di palma  e il cibo bio, gluten free a km zero, per poi pubblicare le foto del Kinder Cerealè. E se manifesti il tuo dissenso, è perché sei invidiosa, ti rode perché a te non regalano nulla.

Sia chiaro, io non ho nulla contro il cibo spazzatura, certo, cerco di evitare di darlo alla nana e limito anche il mio consumo, ma non sono una fissata per ‘ste cose. Sono però profondamente fissata con la correttezza e la coerenza.

E’ facilmente individuabile chi tra le molte, continuerebbe a coltivare la propria passione, scrivendo e investendo sul proprio blog anche se non avesse un ritorno, di qualsiasi tipo esso sia, e chi, invece, tolto il vantaggio che può ottenere, smetterebbe di “lavorare”.

Ed è qui che casca l’asino.

Anche la diversa definizione che si attribuisce all’attività svolta ha una sua incidenza. Difficilmente chi agisce per reale passione parla di “lavoro” anche qualora vi siano entrate economiche, chi lo fa con dedizione continua a definirlo un piacevole passatempo. Le arriviste, quelle che la passione l’hanno persa e quelle che, evidentemente, non l’hanno mai avuta, parlano di “lavoro”.

E qui, casca ancora una volta l’asino.

Andatelo a dire ai vostri nonni, di ritorno dai campi coltivati, con le mani callose e le spalle arse dal sole, che voi di mestiere fate le “blogger”. Andatelo a dire a chi si spacca la schiena facendo due lavori per portare avanti la famiglia, a chi si alza nel pieno della notte, a chi rischia la vita sul lavoro, a chi ha studiato anni per esercitare il proprio mestiere, a chi è costretto a stare lontano dai propri cari, per garantire loro un futuro migliore.

Provate a dire loro che per mestiere scrivete dietro compenso, senza alcuna competenza e senza alcuna particolare capacità, recensioni su prodotti forniti gratuitamente. Dite loro che rispondere ai commenti sui social network è faticoso, quasi quanto curare l’aspetto grafico del vostro blog.

Provateci, poi scrivete un post sulle loro reazioni, potrebbe essere il primo argomento interessante da voi trattato!

Non convincerete di certo me, che fatico ancora ora a considerare “lavoro” il mio (che comporta più o meno la stessa attività che facevo quando studiavo) e che nel tempo libero faccio quello che voi, invece, siete, convinti di poter considerare tale.

Parlate delle difficoltà dello scrivere post, eppure trovo testi di poche righe, colmi di “copia incolla” su caratteristiche di prodotti che neanche sotto tortura comprereste, ma che siete costrette a lodare per non perdere lo sponsor.

Perché la teoria del “se il prodotto non mi interessa, non accetto l’omaggio” è crollata quando vi ho viste millantare le qualità ineguagliabili dell’acqua magica. E perché è più che evidente che se rifiuti il prodotto offerto da un’agenzia, questa non ti contatterà una seconda volta, per comprendere se, rifiutato l’olio per capelli, tu possa gradire la crema antismagliature. L’agenzia fa una X grossa come una casa sul tuo nome e ti saluta. Pochi instanti dopo avrà trovato una più disponibile e, magari, con anche più follower di voi. Dimostrandovi, tra l’altro, che siete intercambiabili, perché siete l’una la copia dell’altra.

Provate a leggere uno dei loro testi senza conoscerne l’autrice, vi sfido a riconoscerne la provenienza.

Non prendete per il culo la gente, che per voi rappresenta un numero ma che, vi stupirà, è in grado di discernere e comprendere.

Ci raccontate quanto sia faticoso rispondere a tutti i commenti, eppure, sotto le vostre foto, centinaia di domande che non hanno ricevuto risposte. Complimenti che non ricevono in cambio i dovuti ringraziamenti. Insulti che, invece, scatenano il finimondo.

Provateci: avete una blogger preferita che non risponde mai? Le lasciate migliaia di commenti al giorno ma lei non ringrazia? Provate a scriverle un insulto, vedrete che finalmente otterrete l’agognata risposta.

Si, perché la loro facciata, il loro perbenismo, crolla appena viene toccato quello pseudobusiness che tanto le rende orgogliose, a tal punto da considerare invidiose tutte quelle che osino manifestare il proprio dissenso. Non è l’insulto che le fa scatenare, quanto l’idea che questo possa ledere loro, disincentivando la gente a seguirle o le aziende a contattarle.

E se vi lamentate dell’utilizzo improprio del termine “marchetta”, perché richiama al mondo della prostituzione (sebbene nel caso di specie sia inequivocabilmente usato senza alcun riferimento ad essa). Posso io, donna lavoratrice, che esce alle 8 e rientra in casa alle 20, lamentarmi del vostro inappropriato utilizzo del termine “lavoro”?

Amen.

Eleonora

 

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4 thoughts on “Perché vi chiamano “MARKETTARE”.

  1. Testo pieno di frasi fatte, prova a dire a tuo nonno che fai 1000 fotografie a tua figlia con frasette strappa sorrisino ( delle solite che pare non abbiano mai visto una bambina).

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  2. ciao! Il modo migliore per “farle scendere dal piedistallo ” sta nel non considerarle proprio!
    A me piace seguire qualche blog tipo il tuo e pochi altri, che mi paiono “genuini” . Mi è’ anche capitato di scrivere a qualcuna che non mi ha mai dato risposta e perciò il mio seguire è’ finito lì! FUCK the system!😂😂

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