Una vita fa…

21 luglio 2013.

Dopodomani ho un esame ma ormai ho dato la disponibilità a lavorare, posso arrivare un po’ più tardi e andare via un’oretta prima, ma mi tocca andare.

Ho dovuto dare disponibilità perché c’è un evento molto importante, che porterà un sacco di persone. Non è un posto di lavoro fisso il mio, lavoro a chiamata e in estate, di sicuro, c’è più necessità. Devo sfruttare ogni occasione, non perché ne abbia realmente bisogno, studio ancora e i miei mi mantengono, nonostante da un annetto abbia deciso di andare a vivere con Loris, ma non mi è mai piaciuto dipendere completamente dagli altri, cerco quindi di darmi da fare come posso. Le ripetizioni in estate sono sospese, i ragazzi vanno in  vacanza e non hanno più bisogno di assistenza allo studio.

Finisco di studiare, sono le 19:00 e attraverso la città per arrivare all’Old, che, per chi non fosse di Milano, è l'”Old Fashion”, nota discoteca nel cuore del Parco Sempione.

Arrivo che l’aperitivo è già iniziato, mi metto il grembiule e raggiungo gli altri.

Il mio boss, che in realtà è un caro amico di famiglia, mi assegna la postazione e inizia la serata.

Faccio la cameriera e farlo in un posto del genere vuol dire vederne di tutti i colori, ma proprio tutti, compreso il marrone “vomito da raccogliere”.

Mi ammazzo di redbull, sono stanca morta dopo lo giornata di studio e cerco di tenermi sveglia. Solo redbull, stasera non posso sgarrare, domani devo studiare.

La serata scorre come le altre, nell’attesa che arrivi Loris, che, come al solito, avrà raccattato qualche disperato da portare con sé ad attendere la fine del mio turno, si fumerà un pacchetto intero di sigarette, scrutandomi dall’esterno del privè e mangiandosi il fegato ogni volta che qualche individuo di sesso maschile mi rivolgerà la parola.

Lavoro qui da prima di conoscerlo e sono sempre tornata da sola, ma da quando sto con lui, non accetta l’idea che una donna possa circolare alle 5:00 del mattino da sola per la città.

Probabilmente avrà anche pagato l’ingresso perché non ha il coraggio di dire alla porta che è semplicemente venuto a prendermi e che Rai, il mio capo, gli ha detto di entrare senza problemi.

Non lo sopporto quando fa così, ma leggetevi il post a lui dedicato e tutto vi sarà più chiaro!

Si fanno le 4:00, i miei piedi chiedono pietà e per tutta la serata ho ripetuto mentalmente le nozioni di procedura civile studiate nel pomeriggio, ponendomi domande alle quali a volte non ho saputo rispondere, precipitando nell’ansia.

Di solito finisco alle 5:00 e ci beviamo una birra tutti insieme prima di andare a casa, ma stasera non posso, domani devo svegliarmi il prima possibile per l’ultimo “ripassone”.

Saluto tutti e vado a casa.

Viviamo in un monolocale al terzo piano senza ascensore, è piccolo e la prima volta che l’ho visto ho detto a Loris che mai e poi mai avrei vissuto in quel “buco di culo”, ma poi mi sono lasciata convincere e, alla fine, aveva ragione lui: con pochi soldi e molto olio di gomito* l’abbiamo reso davvero carino.

A giugno Loris è svenuto a causa del caldo, ora, quindi, abbiamo anche il condizionatore.

Vado a letto tramortita dalla stanchezza, punto 82 sveglie, per paura di non riuscire ad alzarmi.

E’ mattino, suona la prima sveglia, sono le 11:00.

Raccimolo tutte le mie forze, con gli occhi incrostati e le righe del cuscino in faccia, metto su un caffè.

Parte il conto alla rovescia, so che finita la colazione mi toccherà affrontare il fatidico “giorno prima”, con seguente “notte prima dell’esame”.

Odio tutto ciò, ma ormai sono alla fine e DEVO tenere duro.

Passo la giornata a ripassare, il tempo vola e si fa sera.


Durante l’ultimo anno di università ho capito che studiare la sera prima dell’esame è totalmente inutile, a meno che tu non sia alle strette e ti manchino davvero delle parti da fare. Quindi dopo cena mi bevo una birra nel letto con Loris e mi addormento guardando Weeds.

Col tempo ho imparato che anche il ripasso la mattina, prima di andare in università non solo è inutile ma è addirittura deleterio, quindi mi sveglio con calma, mi preparo e vado ad affrontare l’ultimo round della sessione.

Torno a casa e provo quel senso di soddisfazione che solo una firma sul libretto ti sa dare.

Mi butto sul letto e dormo.

Mi sveglio ed è il 21 luglio 2016, ho una figlia di due anni abbondanti, lo stesso compagno che veniva a prendermi dal lavoro per paura che mi succedesse qualcosa e scrivo dallo studio legale in cui lavoro.

Potrei chiedere altro?

Certo, un vero stipendio mi farebbe comodo. Ma io sto bene così, la mia lotta quotidiana per il raggiungimento degli obiettivi che mi sono prefissata mi appaga e riempie, a tal punto da non desiderare molto altro.

Eleonora

 

 

 

* Questa cosa mi ha fatto venire in mente di quando Loris, ancora studente universitario, dopo il suggerimento del suo professore, che lo invitava a mettere “molto olio di gomito nel progetto”, ha chiamato sua madre chiedendole se lei a casa ne avesse un po’.

 

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2 thoughts on “Una vita fa…

  1. Leggo solo ora questo post..hai veramente una forza incredibile, complimenti!
    Ps: ti ringrazio, perché sono all’ultimo anno di giurisprudenza, vedo la “fine”con meno due esami, e mi serviva proprio qualcuno che confermasse la tesi per cui “studiare la sera l’ultimo anno è veramente inutile”..mi hai rincuorato.
    Scappo a letto, che la sveglia alle 7.30 si fa sentire :((

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