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Che idea!

Quanto vale un’idea?

Può valere tutto come niente, un’idea acquisisce valore in base all’impegno dedicato alla sua coltivazione.

Un’idea che rimane tale non ha valore o meglio, ne ha solo potenzialmente.

Io per esempio, mi addormento ogni sera tra mille pensieri e altrettante idee apparentemente geniali che mi ronzano nel cervello, molte di queste al risveglio le ho dimenticate, altre si rivelano per quello che sono: assurdità, altre ancora richiederebbero troppo impegno per la loro realizzazione e, in tutti i casi, procedo all’abbandono.


C’è chi, invece, crede nelle proprie idee a tal punto da dedicarcisi anima e corpo, da trasformarle in progetti concreti e, infine, in realtà.

Ed è quello che hanno fatto i ragazzi di cui oggi voglio parlarvi, alcuni dei quali hanno condiviso con me gli anni del liceo, e che hanno creduto e investito nei loro progetti, dando vita a due Start up made in Italy, completamente diverse tra loro per caratteristiche e finalità ma con un importante fattore comune: essere il risultato dell’impegno, la tenacia e la dedizione dei loro giovani fondatori.

Si tratta di Myfoody e di Amyko. Entrambe frutto di un guizzo dei loro creatori, coltivato gradualmente e quotidianamente.

Myfoody ha come obiettivo quello di abbattere gli sprechi alimentari e lo fa agevolando il contatto tra i punti vendita e i consumatori, permettendo anche a quei prodotti, che avrebbero come unica alternativa quella di essere considerati rifiuti, di essere acquistati prima che diventino tali, ovviamente con un ulteriore effetto favorevole: il risparmio!

Da mamma, trovo sia davvero geniale. Quante volte compriamo cibo al volo, perché il frigo è vuoto e ci si deve inventare qualcosa all’ultimo minuto? Bè, consapevoli che i prodotti verranno utilizzati nell’immediato, si può scegliere di comprare beni in prossimità di scadenza evitando che questi si trasformino in spazzatura e risparmiando anche qualcosina! Lo stesso vale per i prodotti con difetti estetici, perché buttare una confezione di pasta che ha il cartone ammaccato? Certo, non potremo scattare foto da foodblogger, ma il cibo non deve necessariamente essere bello, l’importante è che sia buono!

Attraverso l’app di Myfoody si può conoscere quale sia la disponibilità di prodotti con difetti estetici o in prossimità di scadenza nei punti vendita più vicini a te.

Sarebbe bello far crescere nei nostri figli il rispetto verso il cibo, far comprendere loro il valore di ciò che abbiamo a disposizione, insegnando loro fin da piccoli ad evitare sprechi alimentari. Sono temi ai quali non davo grande rilevanza prima di diventare madre ma che ora mi stanno molto a cuore, perché so di dovere e volere essere una persona migliore, perché mia figlia sarà, anche e in buona parte, il frutto di ciò che le insegno e di ciò che apprende dalle persone che ha come modelli: genitori, parenti e maestre.

Amyko, con finalità ben diverse rispetto a Myfoody, ma prodotto della stessa voglia dei suoi giovani creatori di dare vita ad un’idea in cui hanno creduto fortemente, rappresenta un valido aiuto per noi mamme.

Quella di cui vi voglio parlare, è solo una delle molteplici circostanze in cui Amyko può essere usato, ma è quella che conosco io che, mi rendo conto, valuto i prodotti in base alla relazione che essi hanno con mia figlia.

Può avere un qualsiasi effetto positivo su Mia? Bene, allora mi serve!

In realtà, si spera di non dover effettivamente avere bisogno dell’aiuto di Amyko, dato che questo vorrebbe dire “essersi persi la bambina” o che c’è stata, comunque, una situazione di emergenza, si tratta più che altro di un aiuto in termini di serenità.

Quando ho portato Mia a Leolandia mi sono resa conto che se fosse sfuggita dal mio raggio visivo non avrei saputo come ritrovarla e anche un estraneo avrebbe fatto fatica a ricondurla a me, laddove l’avesse trovata sola.

Ripensandoci, la sera stessa, immaginavo uno strumento che permettesse di evitare situazioni simili. Ho poi scoperto che esisteva: Amyko è, infatti, un braccialetto dotato di una tecnologia che permette al soccorritore di conoscere, tramite l’utilizzo di uno smartphone, le informazioni personali del bambino. Oltre ai dati anagrafici, poi, si possono inserire alcune informazioni mediche che potrebbero tornare utili in caso di necessità.

Penso che la vera funzione di Amyko per una mamma, sia proprio quella di concederle un po’ di serenità in più. Perché si sa, lo si acquista nella speranza che non lo si debba mai utilizzare, si spera sempre di evitare di smarrire i propri figli qua e là!

Amyko è quell’acquisto utile che ci si augura che rimanga inutilizzato! Ma spiega, comunque, la sua utilità garantendo quel pizzico di tranquillità in più, dato dalla consapevolezza che “se ti perdi la nana, te la riportano”!

Avete visto in cosa può trasformarsi un’idea? Cosa possono diventare quei pensieri che vi frullano per la testa (non tutti eh, cercate di essere un po’ selettivi!), che vi si attaccano addosso fino a non farvi dormire la notte?

Credete nelle vostre idee. Ma non accontentatevi di crederci, non basta: agite!

Fate in modo che i vostri progetti diventino realtà.

Così hanno fatto Francesco, Luca, Riccardo e Filippo.

A loro, tutta la mia ammirazione. 

Con la speranza di trovare anche in me la forza di credere in quell’idea che ultimamente aleggia sempre più spesso tra i miei pensieri.

Ma questa,

è un’altra storia!

Eleonora

 

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Quindi, anche mamma e papà fanno l’amore?

Quando ero piccola ero convinta che i miei genitori avessero fatto sesso solo due volte, quelle necessarie per mettere al mondo me e mio fratello.

Poi, quando avevo nove anni, e mia madre è rimasta nuovamente incinta, le mie certezze hanno iniziato a vacillare.

Che forse l’avessero fatto ancora una volta? Solo quella necessaria per riprodursi e mettere al mondo il loro terzo figlio?

Infine, sono diventata madre anche io e ogni mia certezza riguardo l’asessualità dei genitori è venuta meno, o quasi!

Quindi, anche mamma e papà fanno l’amore?

Ebbene si. E’ dura da accettare, ma è così!

Nei primi mesi dopo la nascita di Mia, avevo quasi trovato conferma alla tesi dell’assoluta astinenza dal sesso dei genitori. Tanto che immaginavo fossero opera dello Spirito Santo tutte quella pancine di mamme di nuovo in attesa con primogeniti ancora neonati.

Io che a malapena trovavo il tempo di lavarmi i denti e che nei momenti liberi mi toglievo il latte in polvere da sotto le unghie e loro che si accoppiavano? Com’era possibile?!?

Pian piano, poi, sono tornata sui miei passi. E ho avuto la definitiva e inconfutabile prova che anche mamma e papà, ogni tanto, con difficoltà, trovano il tempo per scambiarsi qualche effusione.

Come cambia il rapporto di coppia con la nascita di un figlio?  Cambia? Eccome se cambia!

Se prima si poteva pensare di dedicare un paio d’ore o addirittura un’intera serata all’intimità, con l’arrivo di un neonato in casa, tutto ciò diventa utopia: gli incontri si riducono a un “ah ciao, anche tu nel letto? Bene, quanti altri nanosecondi di autonomia hai prima di crollare in un sonno profondissimo, tale da costringermi a controllarti il battito per accertarmi che tu sia viva?”.

Se un tempo il tuo compagno poteva illudersi di conquistarti con una cena fuori, accompagnata da del buon vino e una scatola di cioccolatini, ora quel calice di troppo a tavola è al secondo posto dopo il cloroformio nella scala dei prodotti soporiferi. Dimenticatevi il suo effetto precedente, non confidate più nella sua capacità di sciogliere i freni inibitori. Il vino cari uomini, ore è il vostro nemico numero 2.

Vi state chiedendo quale sia il numero 1? Ovvio: è proprio lei, la nana.

Per avere la tua donna, caro papà, devi prima liberarti della nana!

Come prima cosa bisogna far sì che si addormenti e no, con lei non potete usare la tecnica del “ti offro un po’ di vino”.

Casualmente, proprio quella sera, quella in cui avreste bisogno di stare insieme e sentirvi uniti come ai bei vecchi tempi, a lei starà spuntando un molare, avrà la febbre o qualche altra malattia di cui fino a qualche istante prima non conoscevate l’esistenza oppure, semplicemente, avrà voglia di rompere i maroni!

Lei che tutte le sere va a letto alle 21.30, quella sera avrà voglia di fare after e, con buone probabilità, vi addormenterete nel tentativo di farla dormire.
Lei continuerà indisturbata a guardarsi Rai Yo Yo fino alle 6 del mattino, quando la tv si spegnerà da sola causa suicidio o deciderete voi di concedergli l’eutanasia cliccando sul telecomando che, conficcatosi nelle vostre costole, vi disturba il sonno.
Infine crollerà, con gli occhi fuori dalle orbite e in overdose di Peppa pig.

Le sere in cui sarete più fortunati e riuscirete a stroncarla con una combo di 18 libri di favole e 14 litri di camomilla, dovrete comunque essere molto accorti nella ricerca del luogo adatto e no, non potete andare in Motel “tanto lei dorme, non se ne accorge neanche!”.

Se negli anni passati ci si poteva far prendere dall’impeto di un momento e lasciarsi andare in qualsiasi angolo della casa, ora, decisamente, non è più così: il luogo designato deve essere quello più distante possibile da quello in cui la bambina dorme, lei che sente anche uno spillo cadere su un cuscino, non potrà non riconoscere il rumore delle doghe e si sveglierà urlando “avevate detto che non si poteva saltare sul letto!”. Disturbata dal rumore del piumone che viene spostato per infilarcisi sotto o dal suono dell’elastico degli slip, si accorgerà di aver perso il suo doudou e dovrete andare a cercarglielo. Un breve salto in bagno a darvi una rassettata ed è fatta: sentirà il rumore dell’acqua che scorre, e si ricorderà di avere sete.

Infine, ormai sveglia per colpa vostra, vorrà venire nel lettone.
Tra di voi, nel mezzo, ma disposta orizzontalmente, in modo tale da accentuare la distanza e impedirvi ogni tipologia di contatto, costringendovi a mandarvi la buona notte tramite whatsapp.

Eh va be’, dai, sarà per la prossima volta, quella in cui avrà 18 anni e sarà andata a vivere da sola!