Dimmi perché posti!

“Perché lo fai?”.

L’altro giorno, a pranzo con la persona meno “social” sulla faccia dell’universo, cercavo di spiegargli cosa fosse Intagram.

Ad ogni mia affermazione la sua faccia appariva sempre più sbigottita, non si capacitava del fatto che avessi deciso di pubblicare alcuni spezzoni della mia vita e condividerli.

Si, perché quello che si vede on line è, chiaramente, solo ciò che ognuno di noi decide scientemente di condividere, non di certo la sua intera esistenza. Eppure anche questo è, per alcuni, incomprensibile.

“Perché lo fai?”.

Questa la domanda chiave della conversazione.

Perché lo faccio? Mi sono allora iniziata a chiedere.

Inizialmente usavo Instagram per modificare le foto che, poi, avrei pubblicato su Facebook. Come sono passata dal concepirlo come semplice strumento di modifica delle foto, alla pubblicazione di più di 3.000 scatti in nemmeno tre anni?

Sono tanti, sono una media di tre foto al giorno circa.

Ho sempre amato fotografare, fin da quando ancora c’erano i rullini e per sviluppare 24 foto dovevi venderti un rene. Sarà forse questo?

Fotografo in continuazione, anche cose che non pubblico, anche cose assolutamente da censurare, ma non basta a darmi una risposta.

Il “perché lo fai?” non è riferito alle foto che scatto, bensì all’azione successiva di condividerle.

Non riesco a darmi una risposta ragionevole, perché un motivo reale non c’è.

Mi piace, di Instragram, sapere che anche chi è lontano possa seguire la crescita di Mia, ci sono zii, prozii e cugini lontani che la seguono con affetto, addirittura la nonna Susanna ha imparato a usarlo per non perdersi neanche uno scatto della sua adorata nipotina.

Ma non basta. Non è di certo questo che mi spinge ogni giorno a pubblicare.

Instagram è nato come il mio diario di bordo, una cronistoria della mia esistenza e di quella della nana, giorno per giorno.

Ogni tanto vado indietro fino alla prima foto e me le riguardo tutte, leggo le didascalie per ricordarmi di cosa fosse successo e in che periodo fossimo.

Questo è, per me, un grande regalo che riceverà Mia una volta cresciuta: una scatola colma di ricordi.

Non sarà grossa e polverosa come quella in cui la nonna conserva le fotografie, ma è pienissima e in continuo aggiornamento.

Credo che se mi fosse concessa un’immersione così profonda nel passato, se avessi occasione di vedere il video dei miei primi passi, la foto del mio primo giorno di asilo e quella della faccia di mia mamma in lacrime dopo avermici lasciata, sarei la donna più felice del mondo. Io che ogni estate, dalla nonna, tiro fuori la sua scatola, per riguardare tutte le foto, una per una, come fosse la prima volta, come se non le conoscessi a memoria, con la vana speranza di scovarne una ancora mai vista e mi ritrovo a fantasticare sulle emozioni provate durante quella cena in campagna o sul perché il nonno avesse la faccia arrabbiata durante il pranzo di Natale del ’92.

E’ così che tutto ha avuto inizio: la voglia di lasciare una traccia, un segno della nostra quotidianità, di quella più banale, di quando non succede nulla di interessante.

A far le foto delle gite, a conservare gli scatti di Natale e delle grandi occasioni sono bravi tutti, ma bastano per sperare di riuscire anche solo un pochino a immaginare il calore dell’abbraccio mattutino, il divertimento di quando ti rubiamo la merenda, il dolore di quel ginocchio sbucciato?

Chi entra sul mio Instagram (come in quello di chiunque coltivi il proprio profilo con passione e un po’ di amore) fa un tuffo in una vita reale, la mia, e, con un po’ di immaginazione e un filo di fantasia, può calarsi in essa, quasi fino a ridere con noi di lei, a gioire dei traguardi e corrucciarsi per le delusioni. Oggetto della condivisione non è più, quindi, il semplice scatto, ma un’istante, che unito a tutti gli altri crea un puzzle della nostra esistenza, fatta di quotidianità e routine.

Certo, non mi immaginavo di arrivare a condividere con così tanta gente, ma a me la gente non fa paura, a me piace (anche se gli stronzi sono tanti e sempre in agguato!). Se qualcuno ha piacere di dare una sbirciata, di frugare tra i miei ricordi non mi sento in pericolo, sono io che decido fino a che punto permettere che entri.

Ed è questo che mi auguro, che tra una quindicina di anni, anche Mia possa fare questo tuffo nel passato e percepire quanto abbia sconvolto la nostra esistenza e quanto ci siamo divertiti insieme a lei, unire tutti i pezzettini fino a costruire l’immagine della nostra famiglia.

“Dimmi perché posti!”.

“Non lo so, ma mi diverto!”.

[E, tra l’altro non sono convinta che alla scatola della nonna abbiano avuto accesso meno di 13k persone di passaggio da casa sua!]

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